L’ Anfiteatro Romano di Catania: eco di un’epoca straordinaria

“Siccome l’Anfiteatro è il testimonio più grande dell’antica Catanese grandezza, così fissi in esso il Forastiere i primi suoi sguardi”. (Ignazio Paternò Castello, in Viaggio per tutte le antichità della Sicilia).

Siamo nel secondo secolo A.C. quando si costruiva uno dei monumenti più belli e allo stesso tempo dimenticati della storia, l’Anfiteatro Romano di Catania.

La sua elegante forma ellittica poteva contenere 15.000 spettatori comodamente seduti che, mi piace pensare, si godevano gli spettacoli bevendo calici di Nerello Mascalese, protetti dal caldo sole della Sicilia e raramente dalla pioggia, da una copertura di morbido cotone.

Planimetria Anfiteatro

L’Anfiteatro nasceva, quasi come fossero tutt’uno, accanto all’antica collina che si ergeva fiera nella parte più settentrionale della Città.

Fu L’Etna, come sempre, ad avere un ruolo cruciale nella realizzazione dell’Anfiteatro costruito interamente in solida ed eterna pietra lavica, solo in parte rivestito da marmo bianco, testimoniava la magnificenza della Città in epoca Romana. L’anfiteatro di Catania, infatti, è strutturalmente il più complesso degli anfiteatri dell’isola e il più grande in Sicilia.

La tradizioni racconta che al suo interno si svolgevano le naumachie, vere battaglie navali con navi e combattimenti dopo aver riempito di acqua l’Anfiteatro mediante l’antico acquedotto, in quell’epoca Catania era molto ricca di acqua, attraversata dall’allora imponente  fiume Amenano, ora sotterraneo.

Battaglie navali

Così come l’Etna contribuii alla creazione dell’Anfiteatro, varie volte sembrò consacrarne la completa disfatta!

L’Etna dà, L’Etna toglie. Ecco il suo incredibile fascino.

Una leggenda, tramandata nei secoli dalle varie generazioni di Catanesi vuole che, nel 252 D.C. una violenta eruzione dell’Etna abbia sfiorato l’Anfiteatro senza raggiungerlo, protetto dal velo di Sant’Agata martirizzata lì poco tempo prima.

Quella spaventosa eruzione passò alla storia come la colata di Sant’Agata , spaventosa ma “benedetta” perché nei secoli avvenire il materiale lavico sarebbe stato usato per la costruzione di opere architettoniche di grande valore,  la Cattedrale di Sant’Agata,  che si scaglia contro il cielo mediante solide colonne di granito grigio; il Castello Ursino durante l’epoca di Federico II, le fondamenta della chiesa di San Biagio, e molte altre.

Gli antichi scritti ci raccontano che, nel 1200 D.C. l’Anfiteatro Romano venne utilizzato come Gate dagli Angioini, tramite i suoi vari accessi, per entrare in Città durante la cosiddetta guerra dei Vespri.

Nei secoli successivi l’Anfiteatro perse il fasto degli antichi splendori, i suoi ingressi furono murati, e fu completamente dimenticato.

Il terribile terremoto, preceduto da una violentissima esplosione dell’Etna, che colpì Catania nel 1693,  distruggendola quasi completamente, seppellì l’Anfiteatro, e la sua esistenza si perse nella polvere nel tempo.

Etna Eruzione

Vide nuovamente la luce intorno al 18° secolo, grazie all’impegno e passione del Principe di Biscari, archeologo e mecenate italiano, che vi investì cospicue somme del proprio denaro, fu però un susseguirsi di riprese e di completi abbandoni tantoché, i suoi fornici furono adibiti a scarico dei pozzi neri degli splendidi palazzi barocchi che nel frattempo sorgevano in Città, decretando così l’inizio di una nuova epoca.

Da allora si diffusero numerose leggende sul mito del superbo Anfiteatro Romano di Catania, tra tutte ricordo quella di una scolaresca che, insinuatasi nelle strutture per una visita, non ne era più uscita.

Ricordo che mia mamma mi raccontava sempre quella leggenda quando ero bambina e, ogni volta che mi trovavo a Catania e osservavo con grandi occhi pieni di curiosità i resti dell’antico monumento, pensavo che lì, tra quelle colonne di pietra lavica, tantissime persone avevano pianto, gioito, sognato una libertà mai concessa, odiato, amato, e infine perdonato…

Nel 2014 è stato denunciato l’imminente collasso dei resti della struttura monumentale che, non solo stavolta rischierebbe di perdersi per sempre, ma metterebbe in serio pericolo tutte le imponenti strutture erette nel corso del tempo sopra l’Anfiteatro stesso.

Per evitare che questo patrimonio storico-culturale vada perso per sempre, è condotta un’accurata ricerca da parte dell’ ITlab Ibam Cnr grazie alla quale si è potuto realizzare un modello tridimensionale virtuale dell’Anfiteatro Romano di Catania in tutta la sua maestosa grandezza.

Il rilevamento mediante Laser Scanner e l’intera ricostruzione in 3D, curati e coordinati dall’architetto Francesco Gabellone, responsabile dell’ITlab Ibam, e da Catania Living Lab rappresenta una interessante proposta per la ricostruzione dell’Anfiteatro, in modo tale da permettere alle generazioni future di conoscere e riscoprire il simbolo più prestigioso dell’antico passato della Città Etnea, che da secoli e secoli riposa all’ombra del grande vulcano Etna.

 

Sotto il video dello straordinario trailer in 3D dell’Anfiteatro Romano di Catania che pubblico ringraziando Catania Living Lab per lo splendido e accurato lavoro.

Complimenti davvero!

Teatro Romano Catania

 

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